L’attentato alla Scuola


Chi è stato? Per quale motivo? Per quale sporco e vile guadagno? Perché colpire giovani donne inermi in una scuola, a Brindisi, nel Sud Italia?

Ecco le domande che si ripetono incessantemente senza risposta.

In questi momenti di sconcerto e sgomento, mentre si attendono notizie e chiarimenti da parte di inquirenti e istituzioni, noi, donne e uomini del Circolo SudAlterno di Sinistra Ecologia e Libertà esprimiamo tutta la nostra solidarietà alle cittadine e ai cittadini di Brindisi e, in particolare, alle vittime, ai loro parenti, ai loro amici. E condanniamo con forza e indignazione un atto per il quale è ancora difficile trovare le parole. Condanniamo chiunque, proprio chiunque, lo abbia commesso. Lo facciamo come cittadine e cittadini, prima ancora che come militanti di un partito. Invitiamo tutti a proteggere con la propria presenza, non-violenta, ma ferma, le scuole, le università, i posti di lavoro, le piazze e le strade delle nostre città, convinti che l’unica risposta possibile, ora, sia la partecipazione libera, uguale e aperta. Invitiamo a trasformare ogni scuola, ogni università, ogni aula in un presidio, perché, ora, l’unica risposta possibile è, come dovrebbe sempre essere, la democrazia, anzi più democrazia.

Riforma elettorale


di Gustavo Zagrebelsky,
da il Fatto quotidiano, 17 maggio 2012

Il risultato delle elezioni amministrative, con la conferma dell’elevata disaffezione degli elettori per gli attuali partiti, rende sempre più indispensabile l’approvazione di una nuova legge elettorale, che quantomeno ripristini la possibilità per i cittadini di scegliere i loro rappresentanti. Si tratta di restituire agli elettori una concreta possibilità di partecipazione alla vita politica, che è stata loro sottratta nelle due precedenti tornate elettorali.

Libertà e Giustizia ritiene questo passaggio una vera e propria precondizione per riavere un Parlamento all’altezza della “disciplina ed onore” richiesti dalla Costituzione e in grado di affrontare le emergenze del paese con l’autorevolezza che è necessaria. D’altro canto, le recenti elezioni amministrative hanno dimostrato senz’ombra di dubbio ciò che da tempo avrebbe dovuto essere sotto gli occhi di tutti: il Parlamento attuale e i cittadini sono distanti l’uno dagli altri, quanto forse non è mai accaduto nei trascorsi decenni di vita repubblicana. In questa condizione di difetto di rappresentatività, non è pensabile che i partiti in Parlamento si arroghino il compito di intervenire sulle strutture istituzionali del paese modificando la Costituzione, addirittura puntando a ottenere quella maggioranza dei due terzi che impedirebbe il ricorso al referendum confermativo.

L’abuso di maggioranza contro il referendum. L’esclusione del referendum quando le Camere si pronunciano a maggioranza dei due terzi è stata prevista e vale in base alla presunzione che a un sì largo consenso parlamentare corrisponda necessariamente un consenso tra gli elettori tanto diffuso da rendere superflua la loro consultazione.
Presuppone cioè un certo grado di rappresentatività delle Camere. Se ciò viene a mancare, la modifica della Costituzione con esclusione del referendum costituisce un’espropriazione di democrazia. Perché sia possibile questa verifica, ecco che occorre prima rinnovare il Parlamento, applicando nuove regole elettorali.

Come rispondere a chi dice: se il Parlamento non ha l’autorità per riformare la Costituzione, perché l’avrebbe per cambiare la legge elettorale? Perché la riforma elettorale non è una riforma come tutte le altre. Si tratta dell’adempimento d’un dovere democratico: la restituzione ai cittadini elettori di quella sovranità, che oligarchie di partito hanno voluto trasferire a se stesse, trasformando gli eletti in Parlamento in loro appendici. Per mettere fine a un abuso che si è commesso, non c’è bisogno di avere chissà quale autorità. Basta e avanza il riconoscimento dell’abuso commesso e della perdita di autorità che ne è conseguita.

La riforma elettorale deve essere intesa come doveroso atto d’umiltà e sottomissione, quell’umiltà e quella sottomissione ai diritti dei cittadini che ogni vera riforma della politica in senso democratico presuppone. Al contrario, la riforma della Costituzione – prima ancora che se ne discutano i contenuti – comporta un esercizio di sovranità che necessita d’un Parlamento in sintonia con i cittadini: necessita d’un Parlamento che non abbia da fare nessun atto di contrizione e che sia, al contrario, pienamente legittimato dal voto popolare, espresso secondo una legge elettorale accettabile, che non faccia a pugni con la democrazia.

(17 maggio 2012)

Lezione Caffè


I predoni della finanza

“Da tempo sono convinto che la sovrastruttura finanziario-borsistica con le caratteristiche che presenta nei paesi capitalisticamente avanzati favorisca non già il vigore competitivo ma un gioco spregiudicato di tipo predatorio, che opera sistematicamente a danno di categorie innumerevoli e sprovvedute di risparmiatori in un quadro istituzionale che di fatto consente e legittima la ricorrente decurtazione o il pratico spossessamento dei loro peculi.

Esiste una evidente incoerenza tra i condizionamenti di ogni genere che vincolano l’attività produttiva reale dei vari settori agricoli industriali, di intermediazione commerciale e la concreta licenza di espropriare l’altrui risparmio che esiste per i mercati finanziari.

Un rilievo del genere non trae origine da fatti episodici o da insufficienze istituzionali attribuibili a carenze legislative.

Si tratta di una costatazione originata dalla persistenza evidente, nell’ambito delle strutture finanziario-borsistiche, di un capitalismo aggressivo e violento, che non sembra avere nulla in comune con lo ‘spirito di responsabilità pubblica’ rilevabile come componente di una moderna strategia oligopolistica nell’ambito dell’attività produttiva industriale. (…) esercita tuttora un anacronistico fascino (e ha, soprattutto, deleterie possibilità di azione) il manipolatore spregiudicato di titoli di varia specie sui mercati finanziari interni e internazionali.

Si tratta di una smagliatura logica, il cui esame presenta un interesse non minore delle raffinate analisi intorno alla composizione ottimale del portafoglio in condizioni varie di incertezza.

(Non) si dà minor prova di ‘provincialismo’ (posto che i dibattiti economici debbano svolgersi sulla base di addebiti del genere) allorché si prospettano gli assetti istituzionali ‘altrui’ dei mercati finanziari e borsistici come modelli ideali verso i quali si dovrebbe tendere. Qui veramente si è in presenza di informazioni insufficienti o di una congenita tendenza a vedere il paradiso nell’inferno degli altri. (…)

La capacità del pubblico di ‘esporsi a delusioni speculative [nelle parole di Galbraith] è esemplificata (…) dalla crescente influenza esercitata sul pubblico da cronisti o improvvisati esperti finanziari che, con l’ausilio dei moderni mezzi di informazione, sono in grado di orientare decisamente il mercato nel senso da essi suggerito. (…)

E’ certamente sorprendente che, in un periodo nel quale è ben nota la pressione esercita in varie forme sulle preferenze dei consumatori, in vista di condizionarle, influenzarle e indirizzarle nelle direzioni volute, si prospetti il mercato finanziario come quello nel quale la ‘sovranità del risparmiatore’ avrebbe possibilità di affermarsi.

Che, anche nel settore finanziario, l’inesperienza degli operatori sia manipolata con forme sottili di suggestione e di propaganda (…), che l’azione pubblicistica svolta in questo campo sia necessariamente di tipo persuasivo, dato che nessuno possiede le informazioni occorrenti per un’attendibile valutazione dell’andamento futuro dei mercati finanziari, che l’intermediazione specializzata miri in sostanza a soddisfare esigenze in larga parte artificiose che essa stessa concorre a creare, sono aspetti che non andrebbero ignorati. (…)

L’operare quotidiano di borsa, a prima vista, sembra identificarsi con il meccanismo automatico delle forze di domanda e offerta ma, in realtà, le cose stanno in modo diverso.

[Come ha osservato Baumol] ‘Il meccanismo automatico non è lasciato a se stesso; c’è un uomo nascosto nel meccanismo e che in effetti lo fa muovere. Poiché questa è, in essenza, una delle funzioni principali di chi opera come specialista nel mercato di borsa’. (…) Anziché come soggetto che operi in condizioni competitive, egli va correttamente analizzato come monopolista, o oligopolista, in grado di amministrare i prezzi rispetto al gruppo (concorrenziale) degli operatori che gli sono di fronte quali venditori o compratori.

La conseguenza ultima è che ‘i prezzi ai quali si perviene sui mercati finanziari e le quantità di titoli vendute ed acquistate non sono ottimali dal punto di vista sociale (…).

Ne deriva così un insieme significativo (anche se non definitivo) di elementi informativi che dovrebbero relegare nel novero dei ‘miti’ la concezione della borsa come guardiana dell’efficienza”.

 (Stralcio dal saggio di Federico Caffè “Di un’economia di mercato compatibile con la socializzazione delle strutture finanziarie”, pubblicato per la prima volta sul Giornale degli Economisti, sett-ott. 1971; ripubblicato poi nel libro “Un’economia in ritardo”, Boringhieri, 1976, e nel volume “Federico Caffè, un economista per gli uomini comuni”, Ediesse 2007)

Cosenza: “Sud , bene Comune”; Domani al centro di un incontro di SudAlterno


“Sud, Bene Comune – Insieme per la Buona Politica”, è il titolo dell’incontro- dibattito che si svolgerà domani 10 maggio alle 16:30, nella Sala Coni di Piazza Matteotti a Cosenza. I lavori dell’incontro, promosso da SudAlterno Circolo tematico SEl, saranno introdotti da Antonio Palermo di SudAlterno. A seguire la relazione di Celeste Costantino della Direzione Nazionale SEL e gli interventi di Alfonso Senatore del Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”;Sabrina Garofalo di Libera – associazioni, nomi e numeri contro le mafie; Massimo Ciglio di Radio Ciroma; Claudia Carlino della Segreteria Regionale Cgil e Giovanni Manoccio,
Sindaco di Acquaformosa. Ne discuteranno Andrea Di martino, Anna Falcone, Fernanda Gigliotti, Enzo Paolini e Mimmo Talarico. Concluderà il dibattito Nicola Fratoianni, Assessore alle politiche giovanili, alla cittadinanza sociale e all’attuazione del programma della Regione Puglia.

dall’Associazione “una nuova primavera della scuola pubblica” – www.urlodellascuola.it


Eravamo in procinto di inviare un altro messaggio (che riceverete nei prossimi giorni) 

ma quanto è accaduto a Brindisi ci spinge oggi a dire solo questo:

 

Lunedì tutte le scuole d’Italia devono chiamarsi Morvillo Falcone

Lunedì 21 maggio in nessuna scuola della città, in nessuna scuola di questo paese si dovrà fare lezione normalmente. In qualsiasi forma, dentro e fuori dalle aule, nei corridoi, nelle strade e nelle piazze, i gesti, le azioni, le parole pronunciate o scritte dovranno servire per piangere le nostre vittime, per esprimere la nostra collera, per ragionare sulle nostre responsabilità. Nessun insegnante può chiamarsi fuori, nessuno studente deve guardare da un’altra parte. Solo così il dolore e la collera potranno esprimersi. Poi si tornerà al lavoro quotidiano, duro, invisibile e profondo che già da tempo persone libere come i ragazzi e gli adulti di LIBERA  stanno facendo e che si sta estendendo, classe dopo classe in tante scuole italiane, anche nella nostra città. Cerchiamo, noi tutti, di essere all’altezza di questo momento.  La mafia è morte. Dimostriamo di essere vivi.

Sudd, territori e beni comuni


In questi giorni di così grave disagio, di crisi sociale ed economica, ci chiediamo se trasformare la politica dal profondo meridione e sostenere il Sud come bene comune abbia ancora un senso oppure se l’agire politico è ormai così inquinato da lobbies e poteri forti che ogni tentativo può considerarsi una battaglia contro i mulini al vento.  Ora dopo ora aumentano i casi di suicidio per la crisi che attraversa in lungo e largo il nostro Paese. Imprenditori, giovani, lavoratori precari decidono di togliersi la vita non vedendo prospettive, via d’uscite, non riuscendo a immaginare un futuro, sentendosi soli e abbandonati di fronte uno Stato sempre più distante dai reali bisogni del popolo. Ecco perché, alla luce di tutto ciò, tornare a parlare di bene comune, inteso come territorio, come comunità che lo abita, può avere oggi una forte valenza, per mettere la parola fine a quella politica con la p minuscola, fatta di piccoli interessi personali, di appartenenza a un ceto privilegiato che, preoccupato unicamente ad arricchirsi, o meglio a sistemarsi, ha creato un abissale divario tra sé e il resto della società, diventando il principale responsabile delle emergenze del lavoro, della povertà, della precarietà, dell’ambiente saccheggiato.

Negli anni sono state condotte analisi di ogni tipo e non c’è bisogno di riprendere ciò che i media, attraverso articoli, talkshow, inchieste, reportage, ripetono ormai da innumerevole tempo. Tuttavia, occorre una rivisitazione della società moderna, dei suoi modelli di sviluppo, del suo divenire inarrestabile di disuguaglianze e sopraffazioni all’interno di una globalizzazione che ci ha reso sempre più cittadini del mondo e dove la tecnologia ha cambiato il nostro modo di sentire la lontananza, o la vicinanza, nei nostri rapporti col mondo stesso. In questo contesto la politica non può più essere il mero conflitto  tra destra e sinistra o tra i ricchi e i poveri ma deve essere la spinta propulsiva capace di innescare un cortocircuito che dia vita a un nuovo modo di pensare, di agire e vivere il mondo, a disposizione di tutti e condiviso. Un mondo nel quale il bene comune possa essere veramente a uso e consumo di tutti a partire proprio da una politica che possa finalmente permettere a ciascuno di istruirsi, di dire la propria opinione, di condividere la competenza, di partecipare a ogni aspetto della vita pubblica. Questa trasformazione dei nostri comportamenti avrà successo soltanto se si avrà consapevolezza culturale del nuovo percorso da intraprendere. La politica, la nuova politica, deve, pertanto, sapersi misurare con le caratteristiche specifiche di ogni territorio, delle risorse disponibili, delle differenze da colmare.

Per questo domani, nell’iniziativa promossa dal Circolo tematico di SeL SudAlterno, parleremo di Sud come Bene comune perché crediamo che sia una prospettiva praticabile parlare di progettualità condivisibile e condivisa, perché per noi questa è la politica: portare la gente a discutere sulla cosa pubblica e non a subire il canto ammaliatore degli affaristi. Una rivincita dunque dell’intelligenza umana sui due suoi maggior nemici: la furbizia intellettualistica, avara e allusiva e il facile entusiasmo falsamente generoso. 

                                                                                              Andrea Checchetti

                                                                                   Coordinamento SudAlterno

 

Cosenza: “Sud , bene Comune”; Domani al centro di un incontro di SudAlterno


“Sud, Bene Comune – Insieme per la Buona Politica”, è il titolo dell’incontro- dibattito che si svolgerà domani 10 maggio alle 16:30, nella Sala Coni di Piazza Matteotti a Cosenza. I lavori dell’incontro, promosso da SudAlterno Circolo tematico SEl, saranno introdotti da Antonio Palermo di SudAlterno. A seguire la relazione di Celeste Costantino della Direzione Nazionale SEL e gli interventi di Alfonso Senatore del Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”;Sabrina Garofalo di Libera – associazioni, nomi e numeri contro le mafie; Massimo Ciglio di Radio Ciroma; Claudia Carlino della Segreteria Regionale Cgil e Giovanni Manoccio,
Sindaco di Acquaformosa. Ne discuteranno Andrea Di martino, Anna Falcone, Fernanda Gigliotti, Enzo Paolini e Mimmo Talarico. Concluderà il dibattito Nicola Fratoianni, Assessore alle politiche giovanili, alla cittadinanza sociale e all’attuazione del programma della Regione Puglia.